Ragazzi di Magenta

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I "Suranom" dei Magentini

I "Suranom"



Fino a qualche decennio fa l'uso del dialetto era abituale, così com'era abituale indicare una persona molto più agevolmente con il soprannome che non con il vero nome e cognome. Questa abitudine derivava dalla tradizione esistente nelle comunità rurali formate da non numerose famiglie per lo più imparentate tra loro che, per potersi agevolmente distinguere viste le frequenti omonimie, introdussero l'uso di una forma più distintiva e personale. Il soprannome aveva anche un signifìcato più profondo: quello di essere una forma di codice per la "comunità", per cui solo chi ne faceva parte riusciva a comprendere ed identificare, mentre il forestiero o i signori che venivano dalla città trovavano difficoltà oggettive a comprendere. Non ultimo, e qui i magentini erano veramente maestri, l'uso del soprannome era anche una forma di presa In giro e di scherno che, appiccicato dalle persone più vicine ad un certo personaggio, rapidamente finiva sulla bocca di tutti. I soprannomi si potevano riferire al ceppo familiare qualificandone i componenti ad esempio con il lavoro che essi svolgevano o con un attrezzo del loro mestiere. Nascono così i FOLC, i SACRISTA, I TUGNIN DE LA RESEGA. Altre volte i soprannomi sintetizzavano comportamenti tipici delle persone: al NANDASIOT perchè camminava piano (Nan, va adasi), la SPANTEGA FIUR che tutti ricordano per il particolare movimento del braccio che sembrava seminare fiori ad ogni passo, al VA MEL VENT messo comunale...;oppure caratteristiche fisiche come SET ETI perchè pesa poco, al FACIN, la PIGOTA; o ancore colpivano con mano pesante i poveri destinatari condannandoli alla notorietà per i loro difetti di carattere: al CATIVET, al CIAPAMUSC, al PASTAMOLA; oppure particolarità fisiche come al NAS A L'UMBRIA dal lungo naso, al RAT BIANC dai bianchi baffetti a punta, al BUTIGIN d'INCOSTAR piccolo e scuro. Ora che la nostra città si è allargata notevolmente ospitando anche molti forestieri, sembrerebbe anacronistico usare ancora questi soprannomi anche perchè il dialetto ha dovuto per forza di cose mettersi da parte. Eppure rimane ancora nei nostri vecchi la memoria di questi tempi quando al posto dei palazzoni esistevano solo i cortili.


Tratto da i "Suranom" dei Magentini
edito da Pro Loco Magenta

A

Agnesa Boia, Oldani

B

Basot, Marmonti (Venditore auto usate)
Buchel, Fornaroli (Falegname)
Butigin d'incostar, Fornaroli (Ex tabaccheria via Mazzini)
Buchina, Galbiati (Ex osteria dei Cacciatori in via Melzi)
Barbagiacum, Dameno (Fabbro in via Manzoni)
Barbain, Barbaglia (Salumiere via Mazzini)
Giusep Balon, Galbiati (Violinista del complesso del maestro Colombo)
Burlon, Oldani
Bau
Bela dal Piave
Brasciavela, Oldani
Bundunin
Butina
Bartogia
Batista, Montani (Gelataio e venditore di angurie, merluzzo fritto...)
Bundunet, Ferrario
Bugin Fare, Perani
Batian, Bianchi (Massaggiatore della Magentina)
Badino, Oldani (Vigile)
Burisca, Garbini (Suonatore di banda)
Butighin, Porta (Negozio di posteria)
Bustoc, Colombo (Mercante)
Bel, Valisi
Busata, Morani (Venditore di zoccoli in via Roma)
Batìston, Stoppa
Balastrina, Garegnani (Faceva il gioco delle carte)
Bilin
Budai, Versetti
Balurdela, Cattaneo
Bunin, Bonini
Bigin, Sala
Balata, Dameno
Busicat, Tacchini (Tripperia)
Bartulin, Olgiati (Ciclisti in via Garibaldi e poi in via Pretorio)
Bul, Fontana (Negoziante di frutta e verdura)
Bugian, Riccardi (Una delle prime officine)
Bulchet, Barenghi
Banda, Parini
Bacela, Garbini
Buca d'ora, Castiglioni
Bonegra, Ferrario
Baldasar, Oldani
Brugia, Sala
Bugetu, Colombo
Bugin pitur, Morani
Barbilin, Monsignor Crespi
Barachina, Baroni
Buscabela
Bugiò, Parmigiani
Busatin, Morani (Artigiano zoccolaio)
Bandiral, Meda
Biron, Belletti
Bauscia, Colombo
Brandin, Sansottera
Bragè e Bragera
Balò, Fornaroli
Basei, Oldani
Baldu
Burigela, Pozzi (Commerciante in acque gasate)
Bai d'acqua, Stoppa
Biló
Budeli
Buela, Cislaghi
Burduneta

 

C

D

E

F

G

H

I

L

M

N

O

P

Q

R

S

T

U

V

Z

 

La Pirocorvetta Magenta

La Pirocorvetta Magenta

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Sappiamo che il nome di Magenta, dopo la cruenta battaglia del 4 giugno 1859, ebbe vastissima popolarità, oltre che in Italia, Francia e Austria, anche in tutto il resto d'Europa e perfino nelle Americhe. Al nome di Magenta sono intitolate vie in numerosissime città, anche straniere. Pochi cittadini sanno invece che nel periodo dal 1865 al 1868 ci fu una nave militare che compì il giro del mondo per una importantissima ed avventurosa missione scientifica e commerciale affidatale dai Regno d'Italia appena nato. A questa nave fu imposto il nome di MAGENTA. Scopo ufficiale della missione fu quello di dare nuovo vigore all'industria setiera in difficoltà per i cattivi raccolti, ma bisognava anche allineare l'Italia al destino degli altri paesi occidentali, cercare nuovi mercati, magari colonie, insomma, promuovere l'immagine della giovanissima nazione. La "Magenta" era una pirocorvetta a elica di prima classe; fu costruita a Livorno per ordine del Granduca, su progetto dell'ingegnere Micheli negli anni 1860-1861, e armata a Genova il 22 dicembre 1863. Le sue caratteristiche 67,1 metri di lunghezza per 12,9 metri di larghezza; 2552 tonnellate di dislocamento normale e 2712 tonn. a pieno carico; l'apparato motore che comprendeva 2 caldaie, 1 motrice alternativa, 1 elica con una potenza di 1900 HP e infine il costo che si aggirava sui due milioni e mezzo, la ponevano ampiamente al di sopra di molte fregate. A poppa c'erano la sala da pranzo del comandante e i suoi appartamenti: una camera da letto, un salottino, uno studio e il bagno; a sinistra una piccola biblioteca, dove si tenevano le carte e gli strumenti.. A prua, sempre in batteria, l'ospedale, i camerini dei sottufficiali, i carbonili di alcuni ufficiali; in mezzo la macchina. Il quadrato degli ufficiali era situato a poppa, con la santabarbara e la dispensa. L'equipaggio era composto da 297 uomini, sessanta meno dell'organico; così si risparmiava sulla quantità di viveri, che per i lunghi viaggi senza approdo che si dovevano affrontare era enorme. A bordo c'era anche l'esperto scientifico De Filippi, professore di zoologia, membro della Regia Accademia delle Scienze, senatore del Regno e viaggiatore collaudato. Il suo incarico consisteva nel raccogliere campioni utili della flora e fauna dei paesi visitati e informazioni sulle possibilità di esportazione dei prodotti italiani. Ultimo arrivato della piccola comitiva scientifica era un ragazzo di vent'anni appena diplomato in scienze naturali: si chiamava Enrico Giglioli; suo è il monumentale resoconto della spedizione, intitolato "Viaggio intorno al globo della Regia pirocorvetta Magenta", pubblicato dopo sette anni di lavoro nel 1875. La fregata Regina s'incaricò di trasportare uomini ed attrezzatura a Mintevideo da dove iI 2 febbraio 1866 si accesero i fuochi delle caldaie e la "Magenta" si avviò: rotta verso sud-est attraverso i mari più tempestosi ed inospitali del pianeta. Per la prima volta il tricolore sventolò nel cielo dell'Impero del Sol Levante. Il 25 agosto 1866 fu finalmente stipulato il PRIMO TRATTATO DI AMICIZIA E Dl COMMERCIO FRA ITALIA E GIAPPONE. Fu anche deciso che i due paesi sarebbero entrati in relazioni diplomatiche a partire dal 1867. Il 10 settembre 1866 la Magenta salpava da Yokohama facendo rotta verso i mari del Celeste Impero. Dopo aver sostato in vari porti cinesi, a Pechino il 26 ottobre fu stipulato anche il PRIMO TRATTATO ITALO-CINESE. Ovunque l'accoglienza fu magnifica. Dopo aver toccato anche altri porti in Australia, il 30 ottobre 1867 la corvetta italiana ripartì per Montevideo, completando così il giro del mondo. Per rientrare in Patria, attraverso le praterie galleggianti del Mar dei Sargassi, ci vollero ancora tre lunghi mesi. Il 28 marzo 1868 la Pirocorvetta ormeggiava nel porto di Napoli ed il 31 marzo fu dichiarata in disarmo. Durante la circumnavigazione della "Magenta", le cui missioni diplomatiche in Giappone ed in Cina sono state importantissime, furono fatte anche numerosissime osservazioni sulla fauna marina, interessanti rilievi topoidrografici e raccolte originali collezioni archeologiche e zoologiche (5986 spoglie di animali appartenenti a 2000 specie diverse) che sono state portate in Italia a disposizione dei nostri scienziati.

La Filanda e la Bachicoltura

La Filanda e la Bachicoltura

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Dal ricordo di Giannino Annoni, figlio del primo direttore della filanda Gerii. "...Era uno stabilimento per la lavorazione dei bozzoli (gaietta) da cui veniva ricavata la seta naturale, sito al n. 51 dell'attuale via Garibaldi, di proprietà dei fratelli Frigerio. L'ultimo di essi, Giovanni, morì nell'aprile dell'anno 1921 e l'opificio, messo in vendita, venne subito acquistato dal Cav. Felice Gerii di una Soc. Anonima con sede in via Carducci a Milano. Il Gerii era proprietario di una decina di medesimi stabilimenti (setifici) situati in vari paesi della Lombardia. Il nuovo proprietario proseguì, incrementandola, I' attività dello stabilimento e ne affidò la guida al sig. Flaminio Annoni, già direttore di diverse filande nella Brianza. Il setificio di Magenta comprendeva anche un filatoio nel quale lavoravano circa 250 operai, in massima parte donne e ragazze di 15/16 anni; gli uomini, una decina in tutto, erano addetti alle caldaie, ai lavori di meccanica, di falegnameria ed a tutti quei servizi tecnici di supporto. Queste operaie affluivano, oltre che da Magenta, anche dai paesi vicini e dalle cascine Preloreto, Malpaga, Brambilla, Barera, Panteghetta, dalla vallata di Pontevecchio e dai dintorni di Castellazzo de' Barzi. Esse venivano a piedi portando con sè nella "ealda-rina" il pranzo del mezzogiorno che consisteva in una zuppa condita col lardo, del pane giallo, del gorgonzola o della "basletta"(ritagli di salame). Ai piedi in quel tragitto calzavano i "socur" (zoccoli), mentre d'estate tranquillamente camminavano a piedi nudi. La bicicletta, dato il suo costo elevato rispetto ai salari, era un lusso pressoché inavvicinabile. Con l'avvento della seta artificiale (la viscosa), le filande a poco a poco cominciarono a scomparire. Nella prima metà degli anni trenta anche quella di "Straa San Roceh" seguì la stessa sorte e chiuse i battenti. Per la gran parte le operaie trovarono impiego nel nuovo stabilimento della Snia Viscosa, inaugurato in quegli anni e che segnò non solo l'avvento dell'industrializzazione, ma decretò la scomparsa di tutto un mondo legato alla terra".

La Corazzata Magenta

La Corazzata Magenta

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La fregata corazzata Magenta fu costruita tra il 1859 e il 1861 a Brest su progetto di Dupuy de Lôme. Il 31 ottobre 1875, nave ammiraglia della flotta del Mediterraneo, il bastimento in fiamme esplose nel porto di Tolone. Esso aveva imbarcato a Tunisi i reperti archeologici ottenuti dagli scavi effettuati a Cartagine da Pricot de Sainte-Marie, interprete del Consolato di Francia a Tunesi per conto dell'Istituto di Ricerca. Nell'aprile del 1994 il relitto della corazzata è stato localizzato con l'aiuto di un magnetometro a 15 metri di profondità nel porto militare. Un primo sondaggio permette di mettere in luce due frammenti di stele. Nell'aprile-maggio del 1995 un recupero effettuato con l'aiuto materiale della Marina Nazione e il patrocinio dell'Istituto di Ricerca ed Archeologia Navale e dell'Associazione Louis Roeder, riporta alla luce la testa della statua dell'imperatrice Sabina sposa dell'imperatore Adriano che regnò tra il 117 e il 138 dopo Cristo. In maggio-giugno 1997, una seconda campagna di recupero ha permesso il ritrovamento di una sessantina di frammenti di stele puniche. Queste stele erano state trovate dal 1874 al 1875, durante il recupero delle mura romane, nel punto più alto dell'antica Cartagine, dove si effettuavano i sacrifici. Ogni stele commemorava un sacrificio offerto alla sposa di Baal. Nel settembre del 1998 una terza campagna di recupero effettuata con il sostegno del Consiglio Regionale della Provenza-Costa Azzurra ed il patrocinio della Fondazione Polignac, ha permesso di portare alla luce altre 77 stele delle quali una quarantina con iscrizioni e decorazioni ed altri frammenti della statua dell'imperatrice Sabina.

Note Tecniche e Storiche

 

Note Tecniche:

Progettata da Dupuy De Lomé.
Scafo in legno dello spessore di 65 cm. corazzato in piastre di ferro per tutta la sua lunghezza.
Aveva i cannoni in batteria su due ponti.
In origine disponeva di armamento velico a brigantino a palo.
Nel 1864 venne incrementata la velatura modificando l'armamento velico in nave e passando da 1.672 a 2.508 mq.
Negli anni successivi, aumentando l'affidabilità dei motori, la velatura venne nuovamente ridotta.
Fu la prima nave corazzata ad avere lo sperone.

Note Storiche:

La potente fregata Magenta era stata varata a Brest nel 1861, ed era la nave ammiraglia della Flotta Francese in Mediterraneo.
Stava trasportando un carico di grande valore archeologico, che comprendeva più di 2000 stele puniche provenienti dalla necropoli di Tophet (Cartagine) e una statua marmorea dell' Imperatrice Sabina quando, il 31 Ottobre 1875, un incendio nel posto di guardia causò un'esplosione interna che la fece affondare nel porto militare di Tolone.
Recuperata, il relitto venne demolito nel 1882.

 

Il Rosso Magenta

Il Rosso Magenta

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Dall'antichità fino alla metà abbondante del XIX secolo i tintori non ebbero a loro disposizioni un gran numero di sostanze coloranti. Alcuni colori erano di origine vegetale, altri minerali come il Blu di Prussia e il giallo cromo e altri di origine animale. I colori inorganici erano ottenuti direttamente sulle fibre facendo reagire i prodotti minerali di cui uno era fissato sulla fibra e l'altro posto nel bagno di tintura, mentre fra quelli animali solo la cocciniglia, scoperta nel 1500, era ancora utilizzata. Le stoffe, gli arazzi, e i filati erano tinti soprattutto con i colori vegetali estratti dai legni importati dall'Oriente e da altri paesi d'oltremare. L'unico colorante artificiale disponibile nel 1800 fu l'acido picrico. Esso era usato nella tintura in giallo della seta. Le sintesi dei coloranti artificiali iniziarono con i risultati casuali di Runge che precipitò il nero d'anilina senza accorgersi che si trattava di una sostanza colorante. I lavori sull'anilina furono ripresi da Perkin il quale, incappò nella famosa Malveina, una sostanza colorante che fu poi prodotta dallo stesso Perkin a Greenford Green. Hofmann nel 1856, mentre studiava i composti del trifenilmetano, ottenne una sostanza color cremisi che lui stesso considerò un'impurezza da eliminare. Una storia (non del tutto fantasiosa) narra che da tempo VERGUIN cercava questo nuovo colore. Pare che, nel 1859, al termine di una delle numerose notti passate nelle sue ricerche, senza più speranza di riuscirci, gettò nel cortile il contenuto di una bacinella nella quale aveva mischiato le diverse sostanze la cui combinazione secondo lui avrebbe dato la soluzione cercata. L'indomani, raccolti da terra i sali formatisi e fattili disciogliere, apparve ai suoi occhi il colore da tempo sognato. La fuchsina, è noto, rappresentò una importante rivoluzione nelle materie coloranti rimpiazzando, con grave danno per la Provenza che la produceva, una tintura rossa vegetale utilizzata per i pantaloni dei soldati. E forse per la destinazione di servire l'Armée di Francia, che da poco aveva riportata la vittoria di Magenta, o forse per ricordare l'anno della sua scoperta che Verguin la chiamò la fucsina, "la Magenta". Non potendo sfruttare lui stesso la sua scoperta, propose al suo principale di entrare in società o di acquistare il brevetto che si era affrettato ad ottenere. Il signor Raffard non accettò nessuna delle proposte, pretendendo, non forse senza ragione, di aver il diritto di fabbricare lui stesso la materia scoperta nel suo stabilimento, con i suoi prodotti, ed anche con la sua collaborazione. Allora Verguin vendette per 100.000 franchi, prezzo ben inferiore al valore reale, il brevetto dell'invenzione alla ditta Renard, di Mâcon, che dopo una considerevole fortuna accumulata in pochi anni, la rivendette ad una società industriale. La fuchsina fu l'occasione di una fortuna relativa per il suo inventore, ma fu la rovina per colui il quale fu inventata. Facendosi forte dei suoi diritti, che considerava giusti, Raffard fabbricò la fuchsina prima a Givray, poi in Svizzera. Numerose cause furono intentate contro di lui. La corte di Lione ritenne di non riconoscere le sue pretese e lo condannò al pagamento di tutti i diritti dei querelanti, portandolo alla rovina. L'azienda non sopravvisse alle sfortune del suo padrone. Verso il 1873 lo stabilimento venne demolito dal signor Misery, fabbricante di olio, che l'aveva acquistata. Estratto della notizia storica di Louis Dugua, a partire dalle note e ricordi scritti il 1° dicembre 1917 dal canonico Penin, curato di Roussillion, morto nel 1922, a 74 anni.

I colori primari

Sia gli scienziati che i pittori hanno dimostrato, dopo anni di studi e di esperienza, che sono tre i colori di base dai quali si ottengono, mescolandoli, tutti gli altri; questi tre colori (magenta, cyan, giallo) vengono considerati "assoluti" perché non si possono ottenere con nessuna mescolanza.

Coordinate colore

HEX #FF00FF RGB (r, g, b) (255, 0, 255)
CMYK (c, m, y, k) (0, 100, 0, 0)
HSV (h, s, v) (300°, 100%, 100%)

B: Normalizzato a [0-255] (byte)
H: Normalizzato a [0-100] (cento)