Il San Martino D'Oro

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Casa Accoglienza

Un ulteriore importante riconoscimento all’impegno dei volontari della Casa dell’Accoglienza: il ‘San Martino d’oro’. Riconoscimento che non poteva mancare a venti anni (celebrati la scorsa primavera) dalla fondazione della realtà cittadina al servizio dei più bisognosi, dei poveri, degli ultimi. “Ancora una volta – ha detto Pietro Pierrettori – nella scelta dell’attribuzione del ‘San Martino d’oro’ concorde è stato il parere di Pro Loco, Parrocchia e Amministrazione Comunale”. A conferma, le parole di elogio rivolte da don Mario Magnaghi e dal sindaco Marco Invernizzi agli operatori della Casa di via per Ponte Vecchio. Lasciateci dire, però, un riconoscimento i cui prodromi sono stati il ‘San Martino d’oro’ ad Elena Sachsel nel 1999 e a Monsignor Giuseppe Locatelli nel 2010, due figure importanti nella storia della Casa, come sottolineato dall’attuale presidente Rosanna Maerna (volontaria da 12 anni). Fu, infatti, proprio il ‘don’, parroco di San Martino, a dare concreta risposta all’invito del Cardinale Carlo Maria Martini a ‘farsi prossimo’ - tema di un convegno diocesano del 1986 - radunando intorno a sé un nutrito gruppo di giovani del territorio. Il Comune, nel medesimo anno, acquistò la cascina (attuale sede) di proprietà dell’ospedale Maggiore di Milano, quindi si diede vita all’Associazione Volontari per l’Accoglienza e la Solidarietà (Avas) che “ha fornito braccia per la ristrutturazione dell’edificio, allora un rudere, e preso in gestione la Casa”, come ricordato dalla presidente Rosanna Maerna. Dall’apertura (15 aprile 1994) ad oggi quasi 1200 le persone ospitate nella struttura intitolata, nel 2004, a Maria Rosa Oldani, un’altra ‘colonna’ dell’accoglienza magentina. A lei, alla dottoressa Sachsel e “ad altri che non ci sono più vogliamo dedicare questo riconoscimento”, ha affermato la presidente ricevendo la targa al termine del Concerto in Basilica, la sera della festa del Patrono. Da Rosanna Maerna, inoltre, un invito a “venirci a trovare per conoscere da vicino la nostra Casa”, nella speranza di ‘accogliere’ nuovi volontari. Gli attuali sono circa 80, impegnati nelle diverse mansioni. “C’è chi viene un’ora al mese, chi è presente ogni giorno e vive la Casa come una seconda casa. Qualsiasi disponibilità, piccola o grande che sia, è gradita e contribuisce a garantire il nostro servizio”. Anche agli ospiti (5 camere a 3/4 letti e 2 monolocali a disposizione, vario il periodo di permanenza in relazione al bisogno) è chiesto un impegno attivo nella vita della Casa, con la cura della pulizia delle proprie stanze e degli spazi comuni, e, “a quanti hanno un’entrata, un contributo di 8 euro al giorno”. Le domande di accoglienza sono infinite, non le risorse (umane in primis), “quindi abbiamo il difficile compito di filtrarle – ha osservato la presidente - a volte con il rischio di sbagliare, col rammarico di dire dei ‘no’, perché non siamo professionisti, non siamo attrezzati per casi che vanno oltre le nostre capacità e possibilità”. Tuttavia, i ‘sì’ detti negli anni sono stati tanti e non sono mancati ‘mal di capo’ di fronte a ‘missioni quasi impossibili’. Una bella storia. Nella Casa, l’atmosfera è quella di una grande famiglia, “si discute, ci si confronta perché si è diversi, si hanno idee differenti”, ma uniti e forti nel comune obiettivo di aiutare chi si trova in difficoltà.