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La Bacheca della Pro Loco Magenta

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TRADIZIONE

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domenica 3 (eh sì, il corteo ufficiale e la rievocazione storica del 4 giugno 1859, sono sempre portate alla prima domenica di giugno; diversamente chi potrebbe parteciparvi?); dunque domenica 3 giugno al mattino corteo ufficiale, con le autorità cittadine, provi nciali e regionali. Le gradite le rappresentanze dei comuni vicini e, in particolare, quelli uniti a Magenta sotto la sigla dei “comuni del 1859”, che condividono con noi il particolare ricordo della campagna del 1859, quella della seconda guerra d’indipendenza. Quest’anno, forse, si riuscirà a contenere la manifestazione ufficiale in tempi più consoni. In parte evitando inutili giravolte del corteo per le vie cittadine, in parte limitando gli interventi e comunque pregando tutti coloro che prenderanno la parola dopo la messa di suffragio all’Ossario, di essere concisi. Come d’uso il corteo infatti si ricompone poi per portarsi alla Casa Giacobbe (e come mai potrebbe mancare una sosta al monumento ‘simbolo’ della gloriosa giornata?) dove, come d’abitudine, si inaugurerà una mostra. E sarebbe bello poterci arrivare per mezzogiorno, e non alle 13,30 con buona parte dei partecipanti al corteo già -da tempo- rientrati alle case per il pranzo! Da quarant’anni c’è anche il mio zampino nell’organizzazione di quell’evento. Talvolta (ma raramente) occasione di solo ‘parata’. Più spesso con tema direttamente dedicato all’evento storico celebrato il 4 giugno o anche indirettamente (per esempio, la mostra fotografica ‘dei 4 giugno’ del passato, che tanto successo ha riscosso per il gran numero di personaggi riconosciuti nelle vecchie immagini proposte). Quest’anno però ho solo contribuito ad approvarne l’idea e, si capisce- ad allestirla materialmente. Ma penso sia una delle più ‘in tema’. Ricorderete che già qualche anno fa sottolineammo che da qui partì la lunga marcia per l’affermazione dell’idea di una unione dei popoli europei, con il motto: “Magenta, costruisce l’Europa”. Ancor più stringente è il legame tra la seconda guerra d’indipendenza e quella che fu definita la ‘terza guerra d’indipendenza’; la “grande guerra” di cui abbiamo segnato il centenario già nel 2015 e che quest’anno, anno centenario della conclusione con la vittoria del 4 novembre 1918, rievocheremo in modo particolare. La mostra è dunque dedicata alla prima guerra mondiale, ricca di cimeli importanti che un appassionato collezionista (ma collezionista è termine riduttivo) locale ha messo a disposizione perché tutti possano ritornare almeno col pensiero a quella tragedia. Ecco l’importanza delle tradizioni e dei ricordi: tengono vive le radici da cui traiamo la consapevolezza di cosa siamo e da dove veniamo. L’ho sperimentato portando i miei allievi della classe 3 CAT dell’Einaudi a fare i rilievi della Cappella Votiva che si trova vicino al cimitero; un tempo assai frequentata (il viale alberato era più comodo e sicuro per arrivare -a piedi- al cimitero) e che ora una recinzione ed alta siepe chiudono (ma perché?) e quasi occultano alla vista del passante. Questo monumento dovrebbe invece essere ben presente per poter svolgere il compito per cui fu concepito: “a egregie cose, l’animo accendere…”.I ragazzi, prese le misure necessarie a riprodurre l’opera per redigerne un progetto di recupero che poi ‘i bersaglieri di Magenta’ contano di realizzare per i festeggiamenti del prossimo novembre, hanno poi constatato gli acciacchi dell’età, ma soprattutto lo stato di abbandono… sbrecciamenti delle murature, copertura del tetto di rame in parte volato via, scritte che oramai scompaiono…quel senso di oblio che invece il sacrificio dei tanti lì elencati (e sono tanti tanti!) non meritano. Ed è bastato scorrerne l’elenco, prima con sterile sguardo ‘tecnico’: come fare per restaurare le scritte?. Ma poi pian piano contandoli, leggendone i cognomi e ritrovandovi assonanze e omonimie, si è indotta in tutti la consapevolezza del debito che ognuno di noi ha nei loro confronti e della fortuna per la nostra vita vissuta nella pace. E da questa consapevolezza lo sprone a incanalare l’esuberanza dei loro 16 anni verso comportamenti più maturi e consapevoli del valore della vita.