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L’EPIFANIA… CHE TÜCC I FEST LA PORTA VIA

Inviato da in News
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…e invece, come giustamente ha ricordato Don Giuseppe nel ricevere i tradizionali auguri delle tre bande cittadine la mattina del sei gennaio -contraccambiandoli-, la ‘befana’ non porta via proprio un bel niente! Sì le feste, perché immancabilmente si torna ai normali ritmi di lavoro, e…nella vita di tutti, non è come nella famosa canzone di Lucio Dalla “…due volte Natale e festa tutto l’anno…”. Però lo spirito che ha caratterizzato quei giorni, quella tenerezza -se volete anche un po’ zuccherosa-, quella voglia di ritrovarsi ‘in famiglia’, di stare insieme, di sentirsi comunità… quella no non deve passare. È uno dei doni del Natale questo: poter rallentare il ritmo e fermarsi a godere momenti di letizia. E, gustandoli, ripromettersi di operare affinchè i nostri giorni possano essere tutti così. Auguriamo a noi stessi e soprattutto a tutti quelli che incontriamo un “buon anno”. Gli auguri sono già una buona cosa, significa avere a cuore il bene nostro e degli altri. Però poi bisogna anche agire, perché se è vero che nel ‘librone della vita’ il capitolo ‘fortuna’ e quello ‘salute’ per grande parte non li scriviamo noi, sul versante della letizia che si può ricavare dallo stare insieme, meglio se facendo un percorso comune…be lì è tutta farina del nostro sacco. E ‘i percorsi’, le attività in cui si può trovare modo di collaborare, in una gamma variegatissima di tipologie ed intensità in cui -certamente- si troverà quella adatta a ciascuno di noi, nella nostra pur piccola comunità cittadina, sono tante. Siamo -del resto- la città delle …cento associazioni! Di una in particolare desidero illustrare il suo obbiettivo strategico. Parlo di PIETRE VIVE e in particolare del restauro del Santuario di Santa Maria Assunta. Chi ha visitato la mostra dei presepi (bellissima e commovente come sempre) ha potuto anche vedere raccolti, in una dozzina di pannelli, i primi risultati emersi delle indagini e studi preparatori per la stesura di un ragionato piano di restauro. Ha anche -magari- alzato lo sguardo alla situazione di muri, dipinti ed affreschi e, immagino, riabbassato subito per il senso di ‘groppo in gola’ che prende constatando il pessimo stato in cui versa oggi questo nostro gioiello ! Non è più tempo d’attendere: bisogna intervenire in modo urgente e considerevole! Aspettare anche poco, significa aggiungere degrado ad una situazione già molto compromessa. Ecco allora un obbiettivo concreto da augurarci per il 2018: che sia l’anno della svolta per questo prezioso monumento. E che sia occasione per tutti noi di rinsaldare i legami che ci stringono l’un all’altro nel riconoscerci parte di una collettività: servono braccia, menti e… i soldi. Sì anche di quelli c’è bisogno, e non di pochi! Tuttavia i magentini hanno buon cuore, e quando il tema -come questo- merita, non mancano d’accorrere all’appello. E sembra di sentir riecheggiare il “Marzo 1821” del Don Lisander (Alessandro Manzoni).

“…Oh giornate del nostro riscatto! Oh dolente per sempre colui Che da lunge, dal labbro d’altrui, Come un uomo straniero, le udrà! Che a’ suoi figli narrandole un giorno, Dovrà dir sospirando: «io non c’era»…”

Buon anno e…cominciate a tirarvi su le maniche!